Quando si affronta la perdita di un familiare, oltre al delicato momento emotivo, ci si trova presto a dover gestire una serie di adempimenti burocratici e legali non indifferenti. Uno dei passaggi più cruciali e, spesso, complessi è la ricostruzione esatta del patrimonio ereditario.
Capire cosa possedesse davvero il defunto serve in primis per adempiere agli obblighi fiscali (come la dichiarazione di successione), ma è soprattutto indispensabile per tutelare i propri diritti di erede. Senza una mappa precisa del patrimonio, si rischia infatti di accettare un’eredità carica di debiti nascosti o di non accorgersi che la propria quota di “legittima” è stata lesa da operazioni fatte in vita dal de cuius in favore di altri soggetti.
Per legge, il valore teorico di ciò che va diviso si calcola con la cosiddetta riunione fittizia, riassumibile in questa semplice operazione: Asse Ereditario = Relictum (beni lasciati dal defunto) – Debiti + Donatum (donazioni fatte in vita dal defunto).
1. Il Relictum: scoprire cosa c’era al momento del decesso
La prima fase di ogni indagine ereditaria parte da una fotografia dello “stato di fatto” al momento della morte: è il cosiddetto Relictum, ossia l’insieme dei beni, dei diritti e dei conti correnti intestati al defunto nel giorno in cui è entrato in successione.
Il punto di partenza più immediato è la ricerca dei beni materiali e registrati: attraverso una visura catastale per soggetto effettuata a livello nazionale, è possibile individuare terreni e fabbricati intestati alla persona scomparsa.
Allo stesso modo, una rapida verifica al PRA (Pubblico Registro Automobilistico) permetterà di censire eventuali automobili, moto o imbarcazioni.
Tracciare il denaro liquido e gli investimenti richiede invece un’interazione diretta con gli istituti di credito. Presentando il certificato di morte e la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, gli eredi possono far valere il diritto sancito dall’articolo 119 del Testo Unico Bancario (TUB) per chiedere alle banche un quadro chiaro dei rapporti in essere, ossia:
- il saldo esatto del conto corrente riferito al giorno del decesso;
- l’estrazione di eventuali libretti di risparmio, carte ricaricabili e conti deposito;
- la presenza di un dossier titoli, quote di fondi d’investimento o azioni;
- l’esistenza di cassette di sicurezza, la cui apertura formale dovrà poi avvenire alla presenza di un notaio o di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate per l’inventario dei beni contenuti.
2. Il Donatum: far luce sulle donazioni fatte in vita
Guardare solo a ciò che è presente al momento della morte può essere ingannevole. Non è raro che una persona, negli anni, abbia progressivamente svuotato il proprio patrimonio regalando immobili o somme di denaro a un solo figlio, a un nuovo coniuge/convivente o a terzi. È qui che entra in gioco la ricerca del Donatum.
Rintracciare quello che è stato donato è fondamentale se si vuole verificare la corretta ripartizione delle quote o se occorre procedere alla collazione (ossia il reinserimento delle donazioni nella massa da dividere tra i coeredi).
Per quanto riguarda gli immobili, scoprire se il defunto ha regalato case o terreni in passato è relativamente semplice., infatti è sufficiente richiedere una visura ipotecaria storica in Conservatoria: questo controllo farà emergere tutti i rogiti di donazione diretta stipulati dal defunto nel corso di tutta la sua vita.
Più complessa, ma spesso decisiva, è la ricerca delle donazioni di denaro. L’articolo 119 (comma 4) del TUB garantisce agli eredi la possibilità di richiedere alla banca la copia di tutte le movimentazioni e dei singoli estratti conto relativi agli ultimi 10 anni di vita del defunto, in modo da far emergere:
- bonifici di importo rilevante effettuati a favore di specifici parenti o conoscenti senza una giustificazione apparente;
- prelievi ingenti effettuati allo sportello da terzi soggetti muniti di delega;
- l’acquisto di beni di valore intestati a terzi ma pagati attingendo dal conto del de cuius (le cosiddette donazioni indirette).
Capita di frequente che parte della liquidità sia stata destinata a polizze vita. Sebbene le somme liquidate ai beneficiari delle polizze non rientrino nell’asse ereditario in senso stretto, e quindi nella dichiarazione di successione, i premi versati dal defunto per stipularle possono comunque essere considerati donazioni indirette.
Per scoprire se il familiare scomparso aveva sottoscritto coperture di questo tipo, gli eredi possono inoltrare, tramite l’avvocato di fiducia, un’istanza al Servizio Ricerca Coperture Assicurative Vita dell’ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), che verificherà la presenza di polizze presso le compagnie operanti in Italia.
3. La ricerca dei Testamenti
Prima di dare per scontato che l’eredità debba essere divisa secondo le regole della legge (successione legittima), è d’obbligo verificare se il defunto abbia lasciato disposizioni scritte: un testamento, infatti, cambia radicalmente gli equilibri e la destinazione dei beni.
Il primo controllo formale si effettua presso il Registro Generale dei Testamenti, gestito dal Ministero della Giustizia. L’avvocato potrà inviare una richiesta corredata dal certificato di morte al fine di sapere se il defunto ha mai depositato un testamento pubblico, segreto o olografo presso un qualsiasi notaio sul territorio italiano (o nei Paesi esteri aderenti alla Convenzione di Basilea).
LA STIMA DEGLI EVENTUALI debiti EREDITARI
Prima di compiere qualsiasi atto che possa configurarsi come un’accettazione tacita dell’eredità, è bene ricordare che insieme ai beni si ereditano anche i debiti.
Affiancare al rintraccio dei beni una verifica preventiva della posizione debitoria — richiedendo un estratto di ruolo all’Agenzia delle Entrate Riscossione e facendo una visura nelle centrali rischi bancarie come la CRIF — rappresenta il modo più sicuro per tutelare il proprio patrimonio ed evitare che un’eredità si trasformi in una spiacevole trappola finanziaria.
In ogni caso, se l’erede non riesce a conoscere con precisione i debiti ereditari, può sempre accettare l’eredità con il beneficio d’inventario, nel qual caso risponderà dei debiti limitatamente all’ammontare di quanto ricevuto in eredità.
L’Avv. Andrea Dalle Carbonare di Schio (Vicenza) si occupa da anni di diritto delle successioni, affiancando con professionalità ed empatia i clienti nelle attività di rintraccio patrimoniale, nella tutela delle quote di legittima e nella risoluzione delle controversie ereditarie più complesse.
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