Quando una relazione sentimentale finisce, che si tratti di un matrimonio o di una convivenza, spesso ci si ritrova a fare i conti non solo con i sentimenti, ma anche con il portafoglio.
Una delle domande più frequenti che ci vengono rivolte in studio è: “Avvocato, durante la nostra relazione ho pagato la ristrutturazione della sua casa, ho saldato le sue rate dell’auto o gli ho prestato dei soldi per la sua attività. Ora che ci siamo lasciati, posso riavere i sodi indietro?”
La risposta della legge non è un “sì” o “no” assoluto, ma dipende da una distinzione fondamentale che i Giudici fanno tra due concetti: le obbligazioni naturali e le obbligazioni civili.
Vediamo di cosa si tratta, in parole semplici, e cosa prevede l’attuale orientamento della Corte di Cassazione.
Le “Obbligazioni Naturali”: i soldi che NON puoi riavere.
Nel diritto, un’obbligazione “naturale” è un dovere morale e sociale e quando due persone vivono insieme (siano essi coniugi o conviventi) è normale che si aiutino a vicenda contribuendo alle necessità della vita quotidiana.
Rientrano in questa categoria tutte quelle spese fatte spontaneamente per il bene della coppia, come la spesa al supermercato, le bollette o l’affitto di casa, le vacanze insieme, i regali scambiati per le festività, ecc. I soldi spesi per adempiere a questi doveri morali non si possono chiedere indietro allo stesso modo di un prestito vero e proprio, che ha finalità ben diverse.
Le “Obbligazioni Civili”: i soldi che PUOI riavere.
L’obbligazione civile, invece, si configura quando il passaggio di denaro non è un semplice contributo alla vita quotidiana, ma un vero e proprio prestito, oppure una spesa straordinaria che va ad arricchire in modo ingiustificato il patrimonio dell’ex partner, come ad esempio: un bonifico ingente per aiutare l’ex a far partire una nuova attività commerciale, pagare la ristrutturazione di un immobile che è di proprietà esclusiva dell’ex partner, prestare una somma importante per saldare un debito personale dell’ex. In simili ipotesi si ha il diritto di chiedere la restituzione della somma sborsata.
Come si distinguono le due ipotesi?
Spesso il confine tra “dovere morale” e “prestito da restituire” è sfumato e, per cercare di risolvere i dubbi, la Corte di Cassazione ha elaborato il criterio della proporzionalità e adeguatezza, affermando che una spesa non può più essere considerata un “dovere morale” (e quindi va restituita) quando è sproporzionata rispetto alle tue reali capacità economiche e al tenore di vita della coppia. Facendo un esempio pratico, se guadagni 1.500 euro al mese e decidi di regalare all’ex un orologio da 200 euro o di pagare le bollette, questo è proporzionato al tuo stipendio e, secondo il suddetto criterio, costituisce un dovere morale non rimborsabile. Tuttavia, se con quello stesso stipendio svuoti i tuoi risparmi e fai un bonifico di 30.000 euro per pagare i lavori in casa dell’ex, questa somma va oltre il normale dovere di solidarietà e si tratta di un’attribuzione patrimoniale sproporzionata, con la conseguenza che hai diritto alla restituzione.
Come tutelarsi?
Nelle cause per la restituzione di somme di denaro, il vero scoglio è la prova, infatti chi richiede indietro i soldi deve dimostrare che si trattava di un prestito o di una spesa straordinaria, e non di un regalo.
Ecco perché risulta fondamentale usare bonifici bancari (evitando i contanti per le cifre importanti), scrivere causali precise (come “Prestito per acquisto auto” o “Anticipo per lavori ristrutturazione casa di …”), conservare messaggi o email in cui si parla dell’eventuale restituzione della somma.
Hai bisogno di fare chiarezza sulla tua situazione?
Recuperare i soldi spesi per l’ex, oppure respingere una richiesta economica dell’ex richiede un’analisi attenta dei documenti bancari e della natura delle spese.
Agire d’impulso o inviare diffide “fai da te” rischia spesso di compromettere la situazione, pertanto non esitare a contattare l’avv. Andrea Dalle Carbonare di Schio – Vicenza per analizzare il tuo caso.